Un dedalo di vicoli e un reticolo di rughe incastrati a chiese e resti di antichi conventi feriti dal susseguirsi di terremoti e alluvioni, portali di pietra granitica che si aprono su vecchi palazzi, illuminati all’imbrunire,dal chiarore ambrato di lampioni artistici. E’ Placanica, paese dell’entroterra jonico reggino, a 250 metri di altitudine s.l.m., a 132 km da Reggio Calabria e a circa 10 dalla SS 106.
In una di queste case modeste, nella borgata di ‘Santa Domenica’, il 27 gennaio  1950 alle ore 8,00 circa, è nato   Cosimo Fragomeni,primogenito di due figli dei  coniugi Ilario Fragomeni e Maria Mazzà, gente umile, impegnata a coltivare la terra, ma serena e fiduciosa nell’aiuto della Provvidenza.
Piccola frazione del comune di Placanica, Santa Domenica distante dal centro circa 5 km, all’epoca, era raggiungibile a piedi o a dorso di un asino ,attraverso una mulattiera che si innerva nella vallata del ‘Precariti’, che taglia a metà l’intero territorio comunale, un’anonima borgata ‘ferita’ dall’esodo di massa che aveva strappato e portato via  migliaia di giovani  calabresi costretti  ad abbandonare affetti e fazzoletti di terra, in cerca di lavoro e di dignità.La gente rimasta aveva reagito alla fatica di vivere  con orgoglio  e determinazione , necessaria alle provocazioni di una esistenza di stenti e con un forte radicamento alla fede che si traduceva in una diffusa solidarietà. E fu proprio in questa famiglia, dove regnava il vicendevole rispetto e la pace, che il piccolo Cosimo trovò le profonde radici cristiane che alimentarono  nelle pieghe più intime della sua anima un  precoce anelito alla santità e la vocazione alla pietà cristiana.
Quando Cosimo ebbe compiuto il primo mese di vita, per il battesimo, furono i nonni a portarlo nella Chiesa matrice dedicata a San Basilio Magno,a ridosso della quale si è sviluppata parte del paese: “ I Fragomeni abitavano fuori dal paese in una casa poverissima e quando lo andammo a prendere la fiumara era in piena. “- haraccontato  Fioravante Monterosso, pochi anni prima di morire- “ La madre, secondo la tradizione di quei tempi, non poteva andare in chiesa dopo il parto finchè non fosse trascorso un certo periodo di tempo e, pertanto, andammo io e mia moglie in chiesa a fare da padrini”.

L’infanzia del piccolo Cosimo trascorre in serena semplicità  mentre la madre, donna pia e umile, che lo educa alla fede e alle virtù cristiane, non tarda a capire che il suo non è un bambino come gli altri. Anche se conosce presto la durezza della vita, Cosimo è un bambino ubbidiente e buono, che condivide volentieri la fatica e il lavoro dei suoi cari aiutando il padre ad accudire il gregge tra radure e campagne solcate da sentieri pietrosi levigati dalla pioggia e bruciati dal sole e dove, nella quiete solenne della natura, incomincia a pregare e meditare. Uno gli aspetti più sorprendenti dei suoi primissimi anni fu, infatti, l’intimità speciale che ebbe con la  Madre di Dio e la precocità con cui corrispose alla grazia: tante le circostanze straordinarie e prodigiose che scandirono la sua verde età, fatti misteriosi (non aveva ancora compiuto un anno e già il piccolo Cosimo cominciò a fare esperienza della sofferenza) che costituiranno chiare indicazioni del suo santo e luminoso avvenire.
Man mano che cresceva in grazia confortato com’era dall’esempio delle virtù dei genitori, Cosimo sembrava già bramare un’ideale di vita ascetica. Un’anima tesa verso l’alto che già vibrava di una speciale intima passione spirituale. Esperienze mistiche riportate fedelmente e dettagliatamente in una trentina di lettere, in alcune delle quali Cosimo Fragomeni racconta delle apparizioni della Vergine Immacolata, avvenute, dall’11 al 14 maggio 1968, all’imbrunire, mentre si accingeva a rientrare a casa dopo una giornata di duro lavoro nei campi su un enorme masso coperto da cespugli e rovi divenuto, da allora, ‘Lo Scoglio delle apparizioni ’, meta incessante di pellegrinaggi. Una esperienza straordinaria che infiammò d’amore il cuore del giovane, all’ epoca diciottenne, che accogliendo nella fede le indicazioni che la Madonna gli affidò attraverso quattro messaggi rivolti all’ intera umanità, diede inizio alla straordinaria opera di evangelizzazione per la salvezza dei peccatori.  Una epifania di grazia, che  trasformò l’umile contadino in un testimone della carità cristiana, capace di parlare al cuore della gente.

Un esercizio costante alla santità che Cosimo, soprattutto la sera, continua nella sua stanzetta fredda e umida (che minerà il suo giovane corpo già provato dai digiuni e dalle mortificazioni) e che diventerà luogo privilegiato di tante manifestazioni mistiche straordinarie, sempre riferite dal giovane a don Rocco Gregorace, (sacerdote, all’epoca, di Placanica) che per primo ebbe il privilegio di conoscere le sue confidenze. Pur essendo senza istruzione ( per aiutare in famiglia, Cosimo, sarà costretto ad interrompere gli studi in prima media) la sua lingua si distingue per le sottigliezze teologiche e per il gergo erudito. Una freschezza di linguaggio, conciso e diretto, che penetra nel

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le pieghe più intime dell’animo e induce il peccatore a rivedere i propri comportamenti per rimettere la propria esistenza sulla retta via. Paragonato per le sue virtù profetiche e taumaturgiche al Santo di Pietrelcina, la   straordinaria vita dell’umile contadino, diventato  per tutti fratel Cosimo, dopo avere scelto il duro cammino della penitenza e della preghiera, in particolare di quella preghiera tanto gradita alla Madonna, il  Santo Rosario, testimonia la  profonda unione con Cristo sofferente che si manifesta in una amorevole carità verso i malati. Una vita, la sua, tutta mariana, spesa al servizio della Verità; e infatti, in tanti anni di annuncio coraggioso del Vangelo, con l’invito ad edificare la propria vita su Cristo, fratel Cosimo, ha invocato, per  molti peccatori, il prodigio della conversione e per tanti sofferenti la guarigione. L’immagine che il mondo intero si è fatta di questo ‘apostolo’ del  S. Rosario, è di un uomo di grande fede, umile e mite, che con la sua sofferenza, nella fragilità delle sue forze fisiche, incarna, un evangelico segno di contraddizione capace di ridestare la speranza anche nei cuori più induriti dal peccato.

 


Per avere un breve incontro personale con fratel Cosimo,che si avrà esclusivamente nelle giornate del mercoledì e del sabato, bisogna prenotare telefonando al numero:
0964-380702. La prenotazione, infatti, può avvenire solo telefonicamente e si attua secondo le seguenti modalità: 
-i residenti in Calabria possono chiamare la mattina,dalle ore 09.00 alle 09.20, nelle giornate del martedì (per prenotare un incontro per il successivo giorno del mercoledì) o del venerdì (per prenotare l’ incontro per il successivo giorno di sabato)
-i residenti in Sicilia, Puglia e Basilicata  possono telefonare il venerdì pomeriggio, dalle 17.00 alle 18.00, per prenotare l’incontro per un mercoledì o un sabato in cui c’è disponibilità di posti;
-i residenti nelle altre regioni d’Italia e all’ Estero possono telefonare il martedì pomeriggio dalle 17.00 alle 18.00 per prenotare un incontro, sempre nelle giornate del mercoledì e del sabato, in base alla disponibilità di posti.
Attenzione: 
quando vi prenotate fornite la città di residenza indicata sul vostro documento di riconoscimento (che deve essere in corso di validità).